A Civita Castellana il ponte salvato dalle cipolle: il bizzarro dazio vegetale che mise in fuga il fisco pontificio!
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A Civita Castellana il ponte salvato dalle cipolle: il bizzarro dazio vegetale che mise in fuga il fisco pontificio!

Se pensavate che le tasse sulle merci fossero un'invenzione moderna con cui tormentare gli automobilisti del Grande Raccordo Anulare, una gita a Civita Castellana vi farà ricredere all'istante. Tra le gole di tufo della Tuscia viterbese, a circa un'ora di macchina da Roma, gli antichi registri daziari rivelano una gabella talmente singolare da far lacrimare persino i contabili più severi: il pedaggio riscosso in trecce di cipolle rosse. Nel tardo Medioevo, per transitare sui ponti d'accesso alla rupe con carretti carichi di vettovaglie, i mercanti forestieri non sempre versavano monete sonanti. La comunità locale, gelosissima delle proprie difese e sempre a corto di provviste per i lunghi inverni di guardia, stabilì una tariffa fissa in bulbi edibili. Chi arrivava dalle campagne sabine o dall'agro falisco doveva lasciare alla garitta una percentuale esatta del proprio raccolto di cipolle: una scorta strategica che serviva a sfamare le sentinelle e, si diceva con maliziosa ironia, a tenere lontani i malintenzionati grazie al fiato micidiale dei difensori sulle mura. La curiosa usanza finì perfino per alimentare una leggenda paesana: quando le casse del governatore papale reclamarono il pagamento in scudi d'argento, i civitonici risposero portando sotto il palazzo decine di ceste di cipolle tagliate fresche, riducendo l'esattore in un mare di lacrime e costringendolo a rimandare il controllo. Oggi a Civita Castellana si attraversa comodamente a piedi o in auto senza dover mostrare l'ortofrutta al casello, ma fermarsi in una trattoria locale per gustare i piatti della tradizione resta il miglior modo per onorare questa gustosa forma di resistenza fiscale.

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