A Civita di Bagnoregio la beffa della cassetta postale volante: quando le lettere atterravano col cavo d'acciaio!
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A Civita di Bagnoregio la beffa della cassetta postale volante: quando le lettere atterravano col cavo d'acciaio!

A circa due ore d'auto da Roma, Civita di Bagnoregio è celebre in tutto il mondo come 'la città che muore' per via del suo sperone di tufo in perenne erosione. Oggi ci si arriva a piedi su un ardito viadotto in cemento armato, ma prima della sua costruzione, negli anni Cinquanta e Sessanta, persino il postino doveva fare i conti con l'abisso della Valle dei Calanchi. La soluzione escogitata dai residenti per non restare isolati fu degna di una sceneggiatura comica: una teleferica artigianale per la corrispondenza. Invece di sfidare ogni mattina il vertiginoso sentiero sterrato che franava a vista d'occhio, il portalettere agganciava borse con lettere, pacchi e persino pagnotte calde a un cesto di vimini collegato a una fune d'acciaio. Dall'altra parte della gola, gli abitanti azionavano una carrucola a manovella, issando la posta aerea direttamente sulla rupe come fosse un ponte levatoio medievale in versione postale. La consegna funzionava a meraviglia, a patto che non tirasse la tramontana: nei giorni di burrasca le cartoline volavano nei calanchi e i residenti dovevano rassegnarsi a leggere le notizie del giorno dopo. Una trovata ingegnosa e tutta provinciale che dimostra come, ben prima dei droni moderni, la Tuscia avesse già inventato la spedizione aerea a trazione umana.

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