A Narni la beffa medievale dei 'ladri di sonno': multe salatissime a chi osava russare ad alta voce
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A Narni la beffa medievale dei 'ladri di sonno': multe salatissime a chi osava russare ad alta voce

Se pensavate che il vicino molesto fosse un'invenzione dei moderni condomini di periferia, vi toccherà fare un salto di pochi chilometri fuori Roma. Tra le pieghe degli antichi Statuti Comunali di Narni, gemma medievale dell'Umbria arroccata a poco più di un'ora dalla Capitale, i legislatori del Trecento avevano stabilito sanzioni severissime per una categoria ben precisa di disturbatori: i rumorosi notturni cronici e, in particolare, coloro che osavano 'ronfare' o far clamore sguaiato violando il sacro riposo della comunità. In una cittadina dove i vicoli stretti e le case addossate facevano da cassa di risonanza perfetta, il silenzio dopo il tocco della campana notturna era considerato un bene pubblico intoccabile. Gli statuti prevedevano che chiunque disturbasse i concittadini dopo il terzo rintocco, con schiamazzi prolungati o rumori respiratori esagerati scambiati per risse o insulti alla decenza, rischiasse una multa pari a diversi soldi di denari, una cifra sufficiente a mandare in fumo lo stipendio settimanale di un onesto artigiano. Gli ufficiali di notte avevano il compito di perlustrare i vicoli a caccia dei disturbatori del sonno: se il colpevole non poteva pagare la contravvenzione sul momento, rischiava persino una sosta forzata alla gogna cittadina fino all'alba. Un vero e proprio incubo per gli avi dei nostri compagni di letto rumorosi, che oggi fa sorridere i tanti romani in gita domenicale lungo le rive del Nera.

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