A Roma c'è il colpo di scena del porcile di Stato: quando il Prefetto dell'Urbe faceva il censimento dei prosciutti!
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A Roma c'è il colpo di scena del porcile di Stato: quando il Prefetto dell'Urbe faceva il censimento dei prosciutti!

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Se pensate che la burocrazia capitolina moderna sia complessa tra moduli, timbri e scadenze, sappiate che nel tardo Impero Romano la faccenda era ancora più saporita. Nella Roma del IV secolo d.C., per garantire la celebre politica del 'panem et circenses', il governo imperiale non si limitava a distribuire grano gratuito: istituì la regolare erogazione della 'caro porcina', ovvero una porzione gratuita di carne di maiale a ogni cittadino avente diritto. Per gestire questa gigantesca operazione gastronomica, la prefettura urbana dovette creare un vero e proprio catasto suino. Gli allevatori del sud Italia, in particolare della Lucania e del Sannio, erano obbligati per legge a convogliare verso l'Urbe enormi mandrie di maiali. Arrivati alle porte della città, i capi venivano pesati, registrati e smistati al Foro Boario sotto la severa supervisione di magistrati specializzati, che passavano le giornate a contare zampe, pancette e lardo per evitare frodi allo Stato. Il livello di rigore era tale che persino le perdite di peso durante il viaggio venivano calcolate con tabelle ufficiali minuziose. Se un maiale dimagriva troppo lungo la strada consolare, scattavano multe salatissime per i conduttori della carovana. Insomma, prima ancora delle grandi gare d'appalto e dei bilanci moderni, i massimi funzionari di Roma passavano le loro giornate a garantire che l'amato maiale pubblico arrivasse intatto sulla tavola del popolo!

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