A Tuscania il buco della discordia: quando il consiglio comunale deliberò contro i gatti sui tetti
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A Tuscania il buco della discordia: quando il consiglio comunale deliberò contro i gatti sui tetti

A Tuscania, tra le splendide mura medievali della Tuscia a un'ora e mezza da Roma, gli archivi storici conservano un verbale civico del Settecento che farebbe impallidire i condomini moderni. Tutto nacque dai miagolii notturni e dalle scorribande dei felini locali, colpevoli non solo di disturbare il sonno dei notabili, ma soprattutto di rompere i coppi in terracotta dei tetti, provocando continue infiltrazioni d'acqua nelle abitazioni dei consiglieri. La seduta municipale affrontò la questione con la massima gravità istituzionale: anziché proporre trappole o bandire gli animali, gli amministratori approvarono un'ordinanza bizzarra che imponeva a tutti i proprietari di murare o grigliare ogni singola apertura verso i tetti. Chiunque fosse stato sorpreso a lasciare un abbaino aperto che permettesse il transito dei quadrupedi rischiava una salata sanzione in baiocchi sonanti. L'episodio divenne presto leggenda tra le osterie viterbesi, dove i viandanti capitolini ironizzavano sul fatto che il Comune avesse dichiarato guerra formale all'agilità dei gatti. Ancora oggi, camminando per i suggestivi vicoli del borgo, alzare lo sguardo verso i tetti fa sorridere pensando a quando la legge cercò, inutilmente, di mettere in riga le passeggiate a quattro zampe.

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