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A Tuscania il sarcofago con il mal di gola: la sciarpa di pietra che sfida i secoli
A Tuscania, perla della Tuscia viterbese a poco più di un'ora di macchina da Roma, gli Etruschi continuano a dare lezioni di comodità e disarmante umanità. Tra le centinaia di sarcofagi in tufo custoditi nel convento di Santa Maria del Riposo, c'è infatti un gentiluomo dell'oltretomba che ha deciso di sfidare l'eternità con un accessorio davvero singolare: una pesante fascia di lana avvolta meticolosamente intorno al collo, prontamente immortalata dallo scultore dell'epoca con tanto di nodi e pieghe realistiche.
Mentre i Romani amavano farsi ritrarre impettiti in armature lucide o toghe immacolate per sembrare invincibili, l'aristocratico etrusco non ha avuto complessi: colpito da un classico e fastidioso colpo d'aria lacustre, ha preteso che il suo monumento funebre raccontasse la dura realtà dei fatti. Niente pose marziali o sguardi fieri verso l'infinito, ma un'inequivocabile espressione imbronciata e la sciarpetta d'ordinanza ben stretta sotto il mento per non prendere freddo durante il lungo sonno.
Per i visitatori della Capitale abituati alla retorica dei colossi imperiali, scoprire questo nobile infreddolito è una delizia: dimostra che già ventitré secoli fa, tra le campagne ventose dell'Alto Lazio, la paura delle correnti d'aria e il terrore della cervicale erano questioni serie, tanto serie da meritarsi l'immortalità nel tufo.
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