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A Tuscania il sarcofago con il mal di pancia: quando l'etrusco si fece scolpire con la borsa dell'acqua calda!
A Tuscania, perla della Tuscia viterbese a poco più di un'ora di macchina da Roma, gli Etruschi avevano un concetto dell'eternità decisamente votato al realismo quotidiano. Niente pose marziali o profili divini: tra le celebri collezioni di sarcofagi fittili custodite nel Museo Archeologico Nazionale dell'ex Convento di Santa Maria del Riposo, spunta la scultura di un patrizio locale che non ha voluto nascondere al giudizio divino il proprio cronico problema digestivo.
Il nobile defunto, adagiato sul coperchio in tufo nella classica posa conviviale del banchetto, tiene infatti le mani premute saldamente sull'addome con un'espressione tra il rassegnato e il sofferente, stringendo al ventre una sacca ovoidale che gli archeologi hanno identificato come un antico rimedio termale per i crampi. Mentre gli aristocratici romani si facevano ritrarre con armature scintillanti o toghe immacolate, il nostro possidente tuscanese ha preteso che lo scalpellino immortalasse per i secoli a venire il tormento di una memorabile indigestione.
La curiosa scultura dimostra come per l'aristocrazia dell'Etruria meridionale il ritratto funerario dovesse raccontare l'uomo vero, con tanto di acciacchi di salute e fiasca riscaldante al seguito. Per i romani in gita domenicale lungo la via Cassia, una visita a Tuscania regala così una lezione impagabile: persino nel viaggio verso l'Oltretomba, conviene sempre portarsi dietro un digestivo.
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