Ad Amelia la botte 'anti-veleno' del podestà: quando il vino si beveva solo sotto giuramento!
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Ad Amelia la botte 'anti-veleno' del podestà: quando il vino si beveva solo sotto giuramento!

A meno di un'ora e mezza di macchina da Roma, la splendida Amelia – gioiello dell'Umbria famoso per le sue imponenti mura poligonali – nasconde negli archivi comunali del Trecento una delle misure di sicurezza pubblica più geniali e paranoiche di sempre. All'epoca, le faide tra famiglie nobili erano all'ordine del giorno e il modo più spiccio per togliere di mezzo un magistrato forestiero non era sfidarlo a duello, ma allungargli una dose fatale nel calice durante il banchetto di benvenuto. Per evitare che il podestà finisse stecchito prima di cominciare il mandato, lo statuto cittadino impose una regola ferrea: ogni botte di vino destinata alla mensa del governatore doveva essere sigillata in presenza di un pubblico ufficiale, con il vignaiolo obbligato a bere pubblicamente una caraffa prima della consegna. Se entro un'ora il malcapitato produttore non mostrava segni di malore, la fornitura riceveva il bollo di garanzia comunale; in caso di esitazione o rifiuto, scattavano sequestro del mosto e una multa salatissima. Questo bizzarro 'sommelier per legge' finì per creare un rito collettivo in piazza, dove i cittadini si radunavano per assistere all'assaggio forzato tifando per il fegato del fornitore. Una gita fuori porta tra i vicoli amerini oggi non richiede più di farsi accompagnare da un assaggiatore di corte, ma ricorda a tutti i romani in trasferta che persino un brindisi d'annata, nel Medioevo, poteva somigliare a una roulette russa.

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