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Roma

Festival della Divina Sapienza: sette giorni di incontri alla Città Universitaria

Sant'Ivo alla Sapienza riapre al pubblico: visite gratuite dal lunedì al venerdì

Open day carta d'identità elettronica a La Storta, sabato 7 novembre

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Dintorni

Festa dell'Olio Nuovo a Roiate: bruschette, gnocchi e abbacchio alla cacciatora

Choco Italia on tour 2026

Profumi e Sapori d'Autunno sul lungolago di Trevignano Romano

Chocofestival Chieti

Sagra della Rola a Rocca Canterano: castagne e ironia per la Festa del Cornuto

Un giro d’olio nuovo

Sagra della Polenta a Nerola: due giorni ai piedi del Castello Orsini

Olio e Farro 2026

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Gallese, tappa dimenticata sulla Via Francigena
Pochi sanno che Gallese, piccolo borgo della provincia di Viterbo, si trova lungo uno dei tracciati storici della Via Francigena, l'antica strada di pellegrinaggio che dal Nord Europa portava i fedeli fino a Roma. La posizione del borgo, su un'altura tufacea tra la valle del Tevere e i boschi della Tuscia, lo rendeva un punto di sosta naturale per i viandanti che attraversavano il Lazio settentrionale. La presenza di San Famiano, egli stesso pellegrino, ha rafforzato nei secoli il legame tra Gallese e la cultura del pellegrinaggio. Le strade sterrate e i sentieri che circondano il paese seguono ancora oggi tracciati antichi, percorsi da chi vuole riscoprire l'itinerario lento e meditativo della Francigena. Per chi ama camminare nella storia, Gallese offre una tappa fuori dal turismo di massa: un borgo silenzioso dove il passo del pellegrino sembra ancora risuonare tra le pietre medievali e i boschi della campagna viterbese.

Via della Villa di Livia: conclusi i lavori di ripavimentazione e messa in sicurezza dei marciapiedi
Si sono conclusi a Prima Porta i lavori di riqualificazione del manto stradale lungo Via della Villa di Livia, arteria fondamentale per raggiungere l'area archeologica e le abitazioni della collina. L'intervento del Municipio XV ha previsto la fresatura dell'asfalto degradato e il rifacimento completo dei tratti pedonali ammalorati. Oltre al nuovo asfalto, sono stati riposizionati i dissuasori di sosta e ridisegnati gli attraversamenti pedonali in prossimità delle fermate delle linee bus di quartiere. I residenti vedono così migliorata sia la sicurezza del transito veicolare sia l'accessibilità per chi si muove a piedi verso la piazza principale.

La valle di Baccano, il cratere spento con due laghi sulla via Cassia
Poco oltre il ventesimo miglio della via Cassia si apre la valle di Baccano, un antico cratere vulcanico di circa tre chilometri di diametro, oggi coperto di boschi e coltivi, con due piccoli laghi sul fondo. In epoca romana qui sorgeva una mansio, una stazione di sosta dove chi viaggiava sulla consolare poteva cambiare i cavalli e passare la notte. Il nome Baccano compare nelle fonti medievali e nei racconti dei pellegrini diretti a Roma, che attraversavano la valle prima di affrontare l'ultima tappa. Oggi il cratere è un paesaggio quasi silenzioso, dove il profilo delle colline racconta ancora l'origine vulcanica del territorio a nord della città.

A San Gemini c'è la Fontana degli Incauti: il getto birbone che faceva la doccia a chi voleva bere
Se pensate che le trappole acquatiche siano un'invenzione dei parchi divertimento moderni, dovreste fare una gita a San Gemini, delizioso borgo medievale a circa un'ora e mezza di macchina da Roma. Qui, passeggiando tra i vicoli del centro storico, ci si imbatte nella celebre fontana pubblica che gli anziani del paese chiamano affettuosamente la 'Fontana degli Incauti'. Progettata con un bizzarro meccanismo idraulico a pressione, la cannella inganna da secoli i viandanti assetati: invece di erogare un filo d'acqua continuo e docile, rilascia uno spruzzo improvviso e angolato non appena ci si china sopra con la faccia per bere. La burla architettonica risale a tempi antichi, quando i mastri scalpellini locali decisero di punire con una sonora lavata di capo chiunque cercasse di bere senza prima raccogliere l'acqua col boccale o col palmo della mano, come imponeva l'etichetta del buon cittadino. Il malcapitato forestiero, convinto di rinfrescarsi la gola dopo una scarpinata in salita, finiva puntualmente con la camicia zuppa tra le risate complici degli abitanti affacciati alle finestre. Ancora oggi la fontana attira i turisti più curiosi, molti dei quali arrivano dalla Capitale per sperimentare di persona l'antico tranello. Se decidete di visitarla, ricordate la regola d'oro dei vecchi saggi umbri: avvicinatevi sempre con un bicchiere a portata di mano o preparatevi a un rinfrescante bucato fuori programma!

Il tuffo dei Beatles nella Fontana delle Rane: leggenda o realtà romana?
Nel cuore del bizzarro quartiere Coppedè, a Roma, sorge la Fontana delle Rane, un gioiello in stile barocco progettato da Gino Coppedè nel 1924. Oltre alla sua architettura eccentrica, la fontana è celebre per una leggenda metropolitana che la lega indissolubilmente alla storia del rock: si narra che nel giugno del 1965, dopo una serie di concerti romani, i Beatles si siano tuffati vestiti nelle sue acque per rinfrescarsi durante una calda serata capitolina. Sebbene l'episodio sia diventato un vero e proprio mito cittadino, la fontana continua a essere un luogo di culto per i fan della band e per i curiosi che esplorano questo angolo surreale della Capitale. Oltre al celebre aneddoto musicale, la fontana è nota per essere una tappa tradizionale per gli studenti dei licei vicini, che amano festeggiare la fine dell'anno scolastico con un bagno goliardico nelle sue vasche, proprio come fecero, secondo la tradizione, i quattro ragazzi di Liverpool.

A Civita Castellana c'è il ponte salvato dalle noci: l'antico trucco botanico degli architetti papali
Se pensavate che le noci servissero soltanto a guarnire un buon piatto di formaggi o a farcire i dolci delle feste, gli architetti pontifici del Settecento vi avrebbero smentito all'istante. A Civita Castellana, spettacolare borgo tufaceo a meno di un'ora e mezza di macchina da Roma, il celebre Ponte Clementino nasconde un segreto edilizio che farebbe impallidire i moderni ingegneri chimici. Costruito per scavalcare una vertiginosa forra vulcanica profonda decine di metri, il maestoso viadotto voluto da Papa Clemente XI richiese una malta straordinariamente elastica e resistente alle intemperie. La ricetta tradizionale prevedeva l'aggiunta di gusci triturati e olio estratto dalle noci coltivate in abbondanza nell'Agro Falisco: una miscela bio-ingegneristica antesignana che ha conferito alla struttura una tenuta impermeabile prodigiosa, capace di reggere secoli di intemperie e traffico pesante. Ancora oggi, chi passeggia lungo il ponte ammirando il panorama mozzafiato sui burroni e sulla sagoma del Forte Sangallo, calpesta inconsapevolmente un vero e proprio capolavoro di chimica vegetale. Un motivo in più per una gita fuori porta, magari concedendosi a fine passeggiata una sosta all'osteria per testare le noci locali, questa volta rigorosamente nel piatto.

A Narni la beffa della grata segreta: quando i consiglieri comunali votavano al buio con le palline!
Se pensate che le votazioni segrete siano un’invenzione moderna fatta di cabine elettorali e schede piegate con rigore, a Narni – splendido borgo umbro a solo un’ora abbondante da Roma – vi dimostreranno che nel Medioevo l'arte di nascondere le preferenze politiche era già a livelli olimpici. All'interno del medievale Palazzo dei Priori, i governanti locali adottavano un singolare meccanismo per evitare che i colleghi scoprissero le loro antipatie politiche e ne scaturissero le consuete risse di piazza. Il rito prevedeva l'uso del 'bossolo', una cassetta di legno con doppio scomparto celata dietro una grata di metallo sagomata. I consiglieri infilavano la mano con la manica ben calata dentro il dispositivo e lasciavano cadere due palline colorate – una bianca per il sì e una nera per il no, da cui l'espressione 'imbussolare' e la temuta 'pallottola' dell'esclusione. Nessuno intorno poteva scorgere in quale fessura finisse la pallina, garantendo l'anonimato più totale persino ai notabili più timorosi delle ritorsioni. Una gita fuori porta a Narni regala così una lezione di democrazia d'altri tempi, dove la privacy non dipendeva dagli algoritmi o dalle tessere magnetiche, ma da un tocco di falegnameria furba e da una manciata di palline di legno perfettamente levigate.

A Tuscania il buco della discordia: quando il consiglio comunale deliberò contro i gatti sui tetti
A Tuscania, tra le splendide mura medievali della Tuscia a un'ora e mezza da Roma, gli archivi storici conservano un verbale civico del Settecento che farebbe impallidire i condomini moderni. Tutto nacque dai miagolii notturni e dalle scorribande dei felini locali, colpevoli non solo di disturbare il sonno dei notabili, ma soprattutto di rompere i coppi in terracotta dei tetti, provocando continue infiltrazioni d'acqua nelle abitazioni dei consiglieri. La seduta municipale affrontò la questione con la massima gravità istituzionale: anziché proporre trappole o bandire gli animali, gli amministratori approvarono un'ordinanza bizzarra che imponeva a tutti i proprietari di murare o grigliare ogni singola apertura verso i tetti. Chiunque fosse stato sorpreso a lasciare un abbaino aperto che permettesse il transito dei quadrupedi rischiava una salata sanzione in baiocchi sonanti. L'episodio divenne presto leggenda tra le osterie viterbesi, dove i viandanti capitolini ironizzavano sul fatto che il Comune avesse dichiarato guerra formale all'agilità dei gatti. Ancora oggi, camminando per i suggestivi vicoli del borgo, alzare lo sguardo verso i tetti fa sorridere pensando a quando la legge cercò, inutilmente, di mettere in riga le passeggiate a quattro zampe.

Ad Acquapendente la 'Gerusalemme in cantina': il Santo Sepolcro segreto sotto il pavimento del Duomo!
A circa un'ora e mezza di macchina da Roma, percorrendo la via Cassia verso la Tuscia viterbese, si incontra Acquapendente, cittadina celebre per i pellegrinaggi e la natura incontaminata. Eppure, pochi viaggiatori sospettano che sotto il pavimento della cattedrale del Santo Sepolcro si nasconda una copia millenaria e quasi perfetta del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Realizzata intorno al decimo secolo, questa minuscola edicola marmorea custodita nella cripta romanica rappresenta la più antica riproduzione europea del monumento gerosolimitano. La curiosa replica nacque come un'ingegnosa soluzione logistica per i pellegrini medievali: per evitare i tremendi pericoli della navigazione e le guerre d'Oltremare, ai fedeli europei bastava raggiungere questo avamposto sulla via Francigena per lucrare le medesime indulgenze concesse a chi andava in Terra Santa. Una vera e propria Terra Santa tascabile e a chilometro zero, arricchita secondo la tradizione da pietre intrise del sangue di Cristo portate da mercanti e prelati dell'epoca. Oggi la cripta, sorretta da un labirinto di sessantaquattro colonne finemente scolpite con capitelli zoomorfi e fogliami, continua a sorprendere turisti ed escursionisti romani in cerca di devozione o meraviglie architettoniche. Una tappa ideale per chi vuole sentirsi in Oriente senza dover lasciare i confini del Lazio.

A Civita di Bagnoregio il ponte ha il telepass per gatti: la sentinella col collare fa il check-in ai turisti!
A Civita di Bagnoregio, la celebre 'città che muore' arroccata sui calanchi della Tuscia, non si entra senza passare per il vertiginoso ponte pedonale e, soprattutto, senza il severo controllo della dogana felina. Tra i pochissimi residenti stabili del borgo, infatti, i veri padroni di casa sono i gatti locali, diventati ormai celebri tra visitatori e pendolari per la loro impassibile routine quotidiana. Mentre i turisti pagano il ticket comunale per finanziare la manutenzione del costone tufaceo, i mici della colonia presiedono con aria di sufficienza l'imbocco della passerella, esigendo carezze e scatti fotografici come dazio d'ingresso obbligatorio. L'ironico paradosso non sfugge a chi arriva dalla frenesia della Capitale: in un luogo minacciato dall'erosione e sospeso nel silenzio, l'unica vera autorità che vigila sul traffico a piedi possiede la coda e si concede sonnellini strategici esattamente al centro della carreggiata.