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Festa dell'Olio Nuovo a Roiate: bruschette, gnocchi e abbacchio alla cacciatora
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Festa dell'Olio Nuovo a Roiate: bruschette, gnocchi e abbacchio alla cacciatora

fino al 8 nov
Choco Italia on tour 2026
Evento

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Orvieto (TR)5 nov – 8 nov
Profumi e Sapori d'Autunno sul lungolago di Trevignano Romano
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fino al 8 nov
Chocofestival Chieti
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6 nov – 8 nov
Sagra della Rola a Rocca Canterano: castagne e ironia per la Festa del Cornuto
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Sagra della Rola a Rocca Canterano: castagne e ironia per la Festa del Cornuto

fino al 8 nov
Un giro d’olio nuovo
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Loreto Aprutino (PE)7 nov – 8 nov
Sagra della Polenta a Nerola: due giorni ai piedi del Castello Orsini
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Sagra della Polenta a Nerola: due giorni ai piedi del Castello Orsini

fino al 8 nov
Olio e Farro 2026
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Alviano (TR)7 nov – 8 nov
Festa dell'Olio Nuovo a Roiate: bruschette, gnocchi e abbacchio alla cacciatora
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Choco Italia on tour 2026
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Profumi e Sapori d'Autunno sul lungolago di Trevignano Romano
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Chocofestival Chieti
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Sagra della Rola a Rocca Canterano: castagne e ironia per la Festa del Cornuto
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Un giro d’olio nuovo
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Sagra della Polenta a Nerola: due giorni ai piedi del Castello Orsini
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Olio e Farro 2026
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Festa dell'Olio Nuovo a Roiate: bruschette, gnocchi e abbacchio alla cacciatora
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Profumi e Sapori d'Autunno sul lungolago di Trevignano Romano
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Sagra della Rola a Rocca Canterano: castagne e ironia per la Festa del Cornuto
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Sagra della Polenta a Nerola: due giorni ai piedi del Castello Orsini
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Alviano (TR)7 nov – 8 nov
A Scheggino il castello salvato dalle donne: quando la Valnerina mise in fuga gli invasori a colpi di mattarello
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A Scheggino il castello salvato dalle donne: quando la Valnerina mise in fuga gli invasori a colpi di mattarello

Se pensate che le grandi battaglie della storia siano state decise soltanto da condottieri in armatura scintillante, fate un salto a Scheggino, incantevole borgo medievale della Valnerina a meno di due ore di macchina da Roma. Nel lontano 23 luglio 1522, il paese si ritrovò improvvisamente sotto assedio da parte delle milizie nemiche di Spoleto e dei castelli vicini, guidate da Petrone da Rieti. C'era però un piccolissimo dettaglio logistico: tutti gli uomini validi del borgo erano lontani nei campi per la mietitura del grano, lasciando le mura completamente sguarnite. Invece di sventolare bandiera bianca, le donne del paese presero in mano la situazione, le scuri e qualsiasi attrezzo da cucina reperibile nelle dispense. Salite sui bastioni del castello con una determinazione incrollabile, le massaie di Scheggino respinsero l'assalto rovesciando sugli ignari invasori una letale tempesta di sassi, travi, olio bollente e sonori insulti, tenendo la posizione con tale ferocia da mettere in fuga gli assalitori prima ancora del rientro dei mariti. L'impresa fu così clamorosa che il borgo decise di non dimenticarla mai più, istituendo la celebre rievocazione della Festa delle Donne. Ancora oggi, chi passeggia tra i canali d'acqua cristallina e le case in pietra di questa perla umbra può ammirare la rocca difensiva dove la diplomazia del mattarello scrisse una delle pagine più esilaranti ed eroiche del Rinascimento italiano.

A Civita di Bagnoregio la beffa della cassetta postale volante: quando le lettere atterravano col cavo d'acciaio!
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A Civita di Bagnoregio la beffa della cassetta postale volante: quando le lettere atterravano col cavo d'acciaio!

A circa due ore d'auto da Roma, Civita di Bagnoregio è celebre in tutto il mondo come 'la città che muore' per via del suo sperone di tufo in perenne erosione. Oggi ci si arriva a piedi su un ardito viadotto in cemento armato, ma prima della sua costruzione, negli anni Cinquanta e Sessanta, persino il postino doveva fare i conti con l'abisso della Valle dei Calanchi. La soluzione escogitata dai residenti per non restare isolati fu degna di una sceneggiatura comica: una teleferica artigianale per la corrispondenza. Invece di sfidare ogni mattina il vertiginoso sentiero sterrato che franava a vista d'occhio, il portalettere agganciava borse con lettere, pacchi e persino pagnotte calde a un cesto di vimini collegato a una fune d'acciaio. Dall'altra parte della gola, gli abitanti azionavano una carrucola a manovella, issando la posta aerea direttamente sulla rupe come fosse un ponte levatoio medievale in versione postale. La consegna funzionava a meraviglia, a patto che non tirasse la tramontana: nei giorni di burrasca le cartoline volavano nei calanchi e i residenti dovevano rassegnarsi a leggere le notizie del giorno dopo. Una trovata ingegnosa e tutta provinciale che dimostra come, ben prima dei droni moderni, la Tuscia avesse già inventato la spedizione aerea a trazione umana.

A Civita di Bagnoregio il gatto Mascherino: l'incredibile 'capostazione' a quattro zampe del ponte sospeso!
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A Civita di Bagnoregio il gatto Mascherino: l'incredibile 'capostazione' a quattro zampe del ponte sospeso!

A poco più di un’ora e mezza di macchina da Roma, arroccata su una rupe di tufo che sfida il tempo, sorge la celeberrima Civita di Bagnoregio. Oltre allo spettacolare panorama sui calanchi e al lungo viadotto pedonale che lascia senza fiato residenti e turisti, c’è un custode speciale che per anni ha attirato l'attenzione del mondo intero: Mascherino, il leggendario felino bianco e nero che ha eletto il vertiginoso ponte a proprio ufficio personale. Senza mai cedere alle vertigini, Mascherino si posizionava ogni mattina all'inizio della passerella per supervisionare il flusso dei visitatori, esaminando con fare severo e sornione chiunque si apprestasse a varcare l'ingresso del borgo. Conosciuto affettuosamente come il vero 'controllore dei biglietti' o 'sindaco onorario', questo micio ha conquistato cuori e fotografie di viaggiatori da ogni angolo del globo, facendosi pagare il pedaggio rigorosamente in grattini sotto il mento. La sua popolarità è stata tale da diventare una vera e propria icona turistica della Tuscia viterbese. Una gita fuori porta da Roma verso questo gioiello sospeso nel vuoto regala non solo il fascino eterno della storia medievale, ma anche il ricordo vivissimo di uno spirito guida a quattro zampe che sapeva perfettamente come governare il suo piccolo regno incantato.

A Soriano nel Cimino la beffa dell'architetto papale: la fontana con la pipa che 'fuma' acqua fresca!
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A Soriano nel Cimino la beffa dell'architetto papale: la fontana con la pipa che 'fuma' acqua fresca!

Se pensate che le fontane dei Castelli e della Tuscia servano solo a sciacquarsi le mani o a riempire le borracce dei camminatori romani in gita domenicale, a Soriano nel Cimino vi attende una sorpresa d'autore. Nel cuore della Tuscia viterbese, ai piedi dell'imponente Castello Orsini, sorge infatti la bizzarra Fontana del Papazzo (o Fontana Tonda), concepita nel tardo Rinascimento con un'ironia idraulica senza pari. L'opera raffigura una figura grottesca e corrucciata, battezzata popolarmente 'il Papazzo', intenta a fumare con ostinazione una vistosa pipa di pietra. Il colpo di genio degli scultori farnesiani fu quello di incanalare la pressione della sorgente sotterranea non dalla bocca classica del mascherone, bensì direttamente dal fornello della pipa, creando l'illusione ottica di un nobile signore che, invece di sbuffare fumo di tabacco, sputa un getto continuo di acqua limpidissima e gelata. Per secoli i viaggiatori provenienti da Roma lungo la consolare Cimina si fermavano a cavallo credendo di ammirare un prodigio o un camino acceso, solo per essere sbeffeggiati dai paesani mentre il finto fumatore faceva loro la doccia. Un piccolo capolavoro di burla rinascimentale perfettamente intatto, a un'ora d'auto dalla Capitale, ideale per ricordarci che l'umorismo nei dintorni di Roma non smette mai di sgorgare.

A Tuscania il sarcofago con il mal di pancia: quando l'etrusco si fece scolpire con la borsa dell'acqua calda!
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A Tuscania il sarcofago con il mal di pancia: quando l'etrusco si fece scolpire con la borsa dell'acqua calda!

A Tuscania, perla della Tuscia viterbese a poco più di un'ora di macchina da Roma, gli Etruschi avevano un concetto dell'eternità decisamente votato al realismo quotidiano. Niente pose marziali o profili divini: tra le celebri collezioni di sarcofagi fittili custodite nel Museo Archeologico Nazionale dell'ex Convento di Santa Maria del Riposo, spunta la scultura di un patrizio locale che non ha voluto nascondere al giudizio divino il proprio cronico problema digestivo. Il nobile defunto, adagiato sul coperchio in tufo nella classica posa conviviale del banchetto, tiene infatti le mani premute saldamente sull'addome con un'espressione tra il rassegnato e il sofferente, stringendo al ventre una sacca ovoidale che gli archeologi hanno identificato come un antico rimedio termale per i crampi. Mentre gli aristocratici romani si facevano ritrarre con armature scintillanti o toghe immacolate, il nostro possidente tuscanese ha preteso che lo scalpellino immortalasse per i secoli a venire il tormento di una memorabile indigestione. La curiosa scultura dimostra come per l'aristocrazia dell'Etruria meridionale il ritratto funerario dovesse raccontare l'uomo vero, con tanto di acciacchi di salute e fiasca riscaldante al seguito. Per i romani in gita domenicale lungo la via Cassia, una visita a Tuscania regala così una lezione impagabile: persino nel viaggio verso l'Oltretomba, conviene sempre portarsi dietro un digestivo.

Via della Villa di Livia: conclusi i lavori di ripavimentazione e messa in sicurezza dei marciapiedi
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Via della Villa di Livia: conclusi i lavori di ripavimentazione e messa in sicurezza dei marciapiedi

Si sono conclusi a Prima Porta i lavori di riqualificazione del manto stradale lungo Via della Villa di Livia, arteria fondamentale per raggiungere l'area archeologica e le abitazioni della collina. L'intervento del Municipio XV ha previsto la fresatura dell'asfalto degradato e il rifacimento completo dei tratti pedonali ammalorati. Oltre al nuovo asfalto, sono stati riposizionati i dissuasori di sosta e ridisegnati gli attraversamenti pedonali in prossimità delle fermate delle linee bus di quartiere. I residenti vedono così migliorata sia la sicurezza del transito veicolare sia l'accessibilità per chi si muove a piedi verso la piazza principale.

Roma - Prima Porta
A Castrovalva la prospettiva impossibile: il nido d'aquila che stregò il genio delle scale infinite!
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A Castrovalva la prospettiva impossibile: il nido d'aquila che stregò il genio delle scale infinite!

Per chi parte da Roma imboccando l'autostrada verso l'Abruzzo, superata la conca peligna e addentrandosi nelle spettacolari e tortuose Gole del Sagittario, a circa un'ora e mezza di guida appare una visione che sfida le leggi di gravità: Castrovalva. Questo minuscolo borgo arroccato su una cresta rocciosa a strapiombo sembra letteralmente galleggiare nel vuoto, tanto che persino un viaggiatore metropolitano abituato ai grattacieli si ferma a bocca aperta chiedendosi come le case restino in piedi senza scivolare a valle. La vera chicca storica risale al 1930, quando il celebre incisore olandese Maurits Cornelis Escher – innamorato dei paesaggi dell'Appennino centrale – si inerpicò fin quassù a dorso di mulo. Il maestro delle illusioni ottiche e delle scale impossibili rimase così ipnotizzato dalla conformazione vertiginosa del paese da dedicargli una celeberrima litografia, intitolata proprio 'Castrovalva'. L'opera cattura con precisione millimetrica l'abisso, i tornanti e i costoni calcarei, gettando le basi per quegli straordinari paradossi visivi che avrebbero reso l'artista famoso in tutto il pianeta. Ancora oggi, all'ultimo tornante prima di entrare nel borgo, una targa ricorda il punto esatto in cui Escher piazzò il suo cavalletto. Passeggiare per i silenziosi vicoli di pietra di Castrovalva offre ai gitanti capitolini un'esperienza unica: la sensazione vertiginosa di camminare dentro un quadro a due passi da casa, dove ogni affaccio sulla forra sottostante regala un brivido da banchina della metropolitana... ma con aria purissima e panorami da togliere il fiato!

A Tuscania la beffa del sarcofago dei Vip: l'aristocratico che si fece scolpire con la pancetta e senza filtri!
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A Tuscania la beffa del sarcofago dei Vip: l'aristocratico che si fece scolpire con la pancetta e senza filtri!

Se pensate che la vanità e i ritocchi d'immagine siano un'ossessione tutta contemporanea, dovreste fare una gita a Tuscania, incantevole perla della Tuscia a poco più di un'ora di auto da Roma. Nelle necropoli etrusche che circondano il borgo, in particolare quella di Madonna dell'Olivo legata alla potente famiglia dei Curunas, gli archeologi hanno fatto una scoperta che ha strappato più di un sorriso: nobili e magistrati dell'epoca che rifiutarono categoricamente ogni canone di bellezza idealizzata. Mentre i vicini romani e i maestri greci si facevano immortalare con addominali scolpiti e profili da divinità olimpiche, i patrizi etruschi pretendevano l'esatto contrario. Sui coperchi dei sarcofagi in terracotta e nenfro, il committente pretendeva il cosiddetto 'ritratto veristico': doppio mento esibito con orgoglio, addome prominente ben adagiato sul triclinio e rughe d'espressione scolpite a regola d'arte. Per la cultura locale, mostrare la pancia florida non era motivo d'imbarazzo, ma l'indiscutibile prova visiva di un florido tenore di vita e di sontuosi banchetti quotidiani. Oggi, passeggiando tra le sale del Museo Archeologico Nazionale di Tuscania nell'ex convento di Santa Maria delle Rose, ci si trova davanti a un vero e proprio catalogo di autenticità: una galleria di antenati placidamente sdraiati sul fianco che sembrano guardare i visitatori della domenica come a dire: 'Altro che filtri social, qui la buona forchetta si ostenta con classe!'.

A Chia la nave di marmo nel bosco: la bizzarra barca cinese che stregò Pasolini!
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A Chia la nave di marmo nel bosco: la bizzarra barca cinese che stregò Pasolini!

Se pensate che per vedere una galea imperiale della Città Proibita serva volare a Pechino, vi sbagliate di grosso: basta prendere l'auto da Roma e raggiungere la Tuscia viterbese. Nascosta tra le forre boscose vicino a Soriano nel Cimino e Bomarzo, nell'area di Chia, giace infatti una colossale scultura scavata nella roccia: una nave a grandezza reale interamente scolpita in un masso di peperino. L'insolito bastimento di pietra fu fatto realizzare per celebrare una singolare amicizia con l'Estremo Oriente: una riproduzione che rievoca il famoso 'Battello di Pietra' dell'imperatrice Cixi nel Palazzo d'Estate di Pechino. Una stravaganza nobiliare così surreale e ben nascosta tra la fitta macchia mediterranea che negli anni Settanta persino Pier Paolo Pasolini, innamorato perso di questi boschi e rifugiatosi nella vicina Torre di Chia, restò folgorato dalla visione onirica di una prua di pietra arenata tra querce e felci. Oggi il vascello immobile è meta prediletta per i camminatori che partono dalla Capitale in cerca di misteri campestri: una nave senza mare che non rischia né naufragi né multe per divieto di sosta marittima!

Ad Amelia la botte 'anti-veleno' del podestà: quando il vino si beveva solo sotto giuramento!
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Ad Amelia la botte 'anti-veleno' del podestà: quando il vino si beveva solo sotto giuramento!

A meno di un'ora e mezza di macchina da Roma, la splendida Amelia – gioiello dell'Umbria famoso per le sue imponenti mura poligonali – nasconde negli archivi comunali del Trecento una delle misure di sicurezza pubblica più geniali e paranoiche di sempre. All'epoca, le faide tra famiglie nobili erano all'ordine del giorno e il modo più spiccio per togliere di mezzo un magistrato forestiero non era sfidarlo a duello, ma allungargli una dose fatale nel calice durante il banchetto di benvenuto. Per evitare che il podestà finisse stecchito prima di cominciare il mandato, lo statuto cittadino impose una regola ferrea: ogni botte di vino destinata alla mensa del governatore doveva essere sigillata in presenza di un pubblico ufficiale, con il vignaiolo obbligato a bere pubblicamente una caraffa prima della consegna. Se entro un'ora il malcapitato produttore non mostrava segni di malore, la fornitura riceveva il bollo di garanzia comunale; in caso di esitazione o rifiuto, scattavano sequestro del mosto e una multa salatissima. Questo bizzarro 'sommelier per legge' finì per creare un rito collettivo in piazza, dove i cittadini si radunavano per assistere all'assaggio forzato tifando per il fegato del fornitore. Una gita fuori porta tra i vicoli amerini oggi non richiede più di farsi accompagnare da un assaggiatore di corte, ma ricorda a tutti i romani in trasferta che persino un brindisi d'annata, nel Medioevo, poteva somigliare a una roulette russa.

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